Cappellino con ricamo firmato, danneggiato e lavato
Cappellino con ricamo firmato, danneggiato e lavato
Era un cappellino di lana grigia, regalo di nonna per il mio quindicesimo compleanno. Sul lato sinistro, un ricamo di margherita in fili bianchi e gialli, con la sua iniziale “M” tra le petali—un segno del suo amore per le cose fatte a mano. Lo portavo ogni giorno, per scuola, per passeggiare al parco, per le uscite con gli amici.
Poi, quella sera di pioggia. Correndo per raggiungere l’autobus, ho inciampato su un marciapiede e il cappellino è caduto nel pozzo d’acqua. Quando l’ho ripreso, il ricamo era appannato, i fili si erano sfilati e la lana era macchiata di fango. Ho corso a casa, disperato, e l’ho messo in lavatrice senza pensarci due volte.
Quando l’ho tirato fuori, il ricamo era ancora più danneggiato: la “M” era quasi scomparsa, le margherite avevano perso i petali. Ma la lana era pulita, e il cappellino sentiva ancora il profumo di nonna—quello del sapone da lavanderia che usava sempre.
Oggi lo tengo nel cassetto, con un nastro rosso. È danneggiato, sbiadito, ma ogni volta che lo guardo, ricordo la nonna che mi sorrideva mentre cuciva il ricamo, e il calore di quella lana sul mio capo. È un pezzo di lei, anche se è rotto. E non lo cambierei per nessun altro cappellino nuovo.
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